Il Tamburino Sardo


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Aquile e corvi

Rubrica bassa cucina

Aquile e corvi
(Azazello)

La favola è nota a tutti o quasi: durante la discussione finale sul PUC nel Consiglio comunale di Sassari, viene recapitata a tutti i consiglieri una lettera anonima nella quale (pare) si indicano nomi e cognomi di parenti prossimi dei politici locali beneficiati dalle scelte urbanistiche in via di approvazione. Gran tumulto sui banchi di maggioranza e opposizione! Il Sindaco protesta la sua innocenza, assessori e capigruppo si stracciano le vesti (ciascuno le proprie, per intenderci)! L’accorta Presidente d’aula secreta quindi la seduta e i vigili sbarrano le porte alla curiosità dei giornalisti.

La mattinata si chiude con sindaco e fido assessore all’urbanistica impegnati a recapitare a Palazzo di Giustizia la lettera incriminata, minacciando l’impudente autore per le fandonie raccontate – che nessuno, però, può pubblicare, pena l’accusa di diffamazione.

Passano i giorni e mentre la Procura fervidamente indaga, ecco sopraggiungere una nuova missiva corvina, a quanto dicono i bene informati ancora più generosa di accuse contro questo e quello, di destra, di sinistra o di centro: i beneficiati dalla fatale matita del dottor Gabrielli sarebbero quindi vari e di varie tendenze.

Sarebbero, appunto, perché anche stavolta Sindaco e assessori sbuffano assai, si lamentano, si scandalizzano, ma non fanno quello che – forse – li avrebbe liberati da quell’aura di meschina curiosità (che non è sospetto, ma gli somiglia) con cui le vicende sono lette e scritte in città. Ossia non firmano tutti insieme – tutti gli accusati, dico – una bella liberatoria per consentire ai giornalisti di fare il loro lavoro, e quindi di concedere ai cittadini di sapere cosa viene detto – in maniera anonima e abbietta – dei propri amministratori.

Eppure sarebbe un bel gesto, apprezzabile e nobile, un gesto di coraggio e di fede nell’umana giustizia, che consentirebbe alla città di conoscere ciò che oggi è riservato ai pettegolezzi di corridoio tra Palazzo Ducale e i salotti di chi lo frequenta.

Ma ve lo immaginate? Dire ad alta voce ciò che un Pasquino di provincia bisbiglia nelle sue letteracce. Volare in alto, come aquile che si librano tanto più in alto delle quote concesse ad un corvo.

Lo so che è dura essere trasparenti, ma vuoi mettere la soddisfazione di uscire da Palazzo Ducale in accappatoio immacolato, senza uno schizzo di fango?

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