Menu principale:
Rubrica Campagne
Bruno Bellomonte è stato arrestato e incarcerato a Roma il 10 giugno 2009, con un gran clamore mediatico a livello locale e nazionale, dovuto all’imminenza della tenuta del vertice del G8 e dalla necessità di dimostrare al mondo l’efficienza degli apparati di controllo e di vigilanza dell’Italia.
Le accuse sono pesantissime, ma da quello che a tutt’oggi è emerso, i fatti contestati appaiono fumosi e quasi irreali.
Chi conosce Bruno, conosce la passione e l’impegno che ha speso insieme a gruppi, associazioni, sindacati e singoli per la realizzazione di una società giusta, conosce il suo impegno contro la guerra, contro la disoccupazione, contro la precarietà del lavoro, tutti impegni svolti pubblicamente, in maniera manifesta, ma soprattutto conosce la sua contrarietà, ad ogni iniziativa che potrebbe in qualche modo criminalizzare il movimento.
Per questo e per la vicinanza con Bruno da tanti anni, crediamo che questa vicenda non sia che l’ennesimo tentativo di azzerare ogni forma di opposizione alla politica attuata da questo governo, trasformando in pericolosi sovversivi chiunque alzi la più piccola voce di dissenso.
Un esempio di questa politica è stato l’arresto di Bruno nel 2006, nell’operazione Arcadia, insieme con altri 10 compagni, in quell’occasione, dopo circa due mesi di carcere è stato rimesso in libertà, in quanto nel periodo incriminato si trovava all’estero e quindi estraneo ai fatti contestatagli.
Bruno, stavolta, dopo aver trascorso 45 giorni nel carcere di Regina Coeli in regime d’isolamento in una piccola cella con la porta blindata chiusa tutto il giorno, con appena 15 minuti di aria giustificati ufficialmente dalla mancanza di personale, il 25 luglio è stato trasferito nella casa circondariale di Catanzaro.
Le modalità di trasferimento (12 ore di viaggio trascorse in un pullman dell’amministrazione penitenziaria, dentro una gabbia e con le manette per tutta la durata del percorso con temperature impossibili e con disposizione soltanto un panino e una bottiglia d’acqua), sono a dir poco inconcepibili e un trattamento così inumano è ingiustificabile per un condannato e, se possibile, ancora di più per un cittadino che fino a prova contraria è innocente.
Il trasferimento non ha tenuto conto, nonostante la richiesta avanzata dal legale, dell’applicazione della Legge 345/75 che prevede di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza delle famiglie.
Il disagio determinato dall’insularità, è logistico, psicologico oltre che economico, infatti, per visitare Bruno i familiari devono affrontare un viaggio di due giorni e spendere circa 400 euro, rendendo impossibile, di fatto, le quattro visite mensili previste dal Regolamento penitenziario.
Con questa petizione, a sostegno di quanto già richiesto dai familiari, chiediamo per Bruno Bellomonte e per tutti i detenuti che si trovano nelle sue condizioni, l’applicazione della Legge 354/75, del Protocollo d’intesa tra Regione Autonoma della Sardegna e Ministero della Giustizia del 07/02/2006 sulla territorialità della pena, affinché la detenzione preventiva in un luogo distante dalla residenza della famiglia non divenga una pesante pena aggiuntiva.
E’ possibile firmare la petizione o consegnare le firme raccolte presso le seguenti sedi:
Libreria Odradek – Via Torre Tonda 42 - Sassari
Circolo Sandalia - Via Dessì - Sassari
Circolo Aggabachela –Via Diaz - Sassari
Sindacadu Nazione Sarda Vi Don Minzoni 2 a - Sassari
Cantiere Sociale dell’Alguer Via Gilbert Ferret 48 - Alghero
Circolo Via Margutta Via delle Vigne 28 - Porto Torres
Libreria Dessì largo Cavallotti 17 - Sassari
Libreria Messaggerie Sarde - p.zza Castello - Sassari
Comitato Territorialità della Pena
e-mail: TerritorialitàdellaPena@gmail.com
Chi volesse sostenere la campagna può utilizzare il modulo riportato qui sotto (tasto destro del mouse sull'immagine e comando "stampa immagine") e raccogliere autonomamente le firme dei cittadini favorevoli alla proposta.